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EN-RE EDITORIAL 11 JULY 2026 ITALY

l 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, adottato dall’Unione europea nel 2024, che ha introdotto una profonda riforma del sistema europeo di gestione della migrazione. Gli obiettivi dichiarati del Patto sono migliorare l’efficienza delle procedure di asilo e rafforzare la solidarietà tra gli Stati membri. Tuttavia, riteniamo, al pari di numerose ONG e organizzazioni internazionali, che diverse delle sue disposizioni potrebbero rendere più difficile per le persone aventi diritto alla protezione internazionale ottenere lo status di rifugiato.
 
Uno degli aspetti più controversi del Patto è l’introduzione di procedure accelerate alle frontiere. Le domande presentate da cittadini di paesi con bassi tassi di riconoscimento potrebbero essere esaminate molto rapidamente. Sebbene volte ad aumentare l’efficienza, queste tempistiche abbreviate potrebbero limitare la capacità dei richiedenti di raccogliere prove a sostegno, ottenere un’adeguata assistenza legale e preparare correttamente le loro domande di asilo.
 
Il Patto estende inoltre la finzione giuridica del «non ingresso». I richiedenti le cui domande vengono esaminate alla frontiera sono considerati, dal punto di vista giuridico, come se non fossero ancora entrati nel territorio dell’Unione europea, anche se sono fisicamente presenti all’interno di uno Stato membro. Di conseguenza, possono rimanere in un limbo giuridico, con garanzie procedurali più limitate, e possono essere tenuti a soggiornare per periodi prolungati in strutture di accoglienza chiuse o semichiuse.
 
Un altro elemento controverso è l’uso più ampio dei concetti di «paese terzo sicuro» e «paese di origine sicuro». Se un richiedente può essere trasferito in un paese considerato sicuro, la domanda di asilo potrebbe non essere esaminata nel merito. La valutazione della sicurezza di un paese può basarsi su criteri generali senza tenere adeguatamente conto delle circostanze personali e delle esigenze di protezione dell’individuo.
 
Il Patto rafforza inoltre il processo di screening preliminare prima che i richiedenti abbiano accesso alla procedura di asilo. Durante questa fase, le autorità effettuano controlli relativi all’identità, alla sicurezza e alla vulnerabilità. Tali controlli possono diventare un ostacolo che limita l’effettivo accesso alle procedure di protezione internazionale.
 
Inoltre, il Patto prevede una raccolta più ampia di dati biometrici, comprese le impronte digitali e le immagini facciali, anche da minori di età inferiore rispetto a quanto previsto dal sistema precedente. Sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di migliorare l’identificazione, temiamo che queste misure pongano maggiore enfasi sul controllo dell’immigrazione piuttosto che sulla protezione dei richiedenti asilo.
 
Il Patto introduce un nuovo meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri, ma mantiene il principio secondo cui lo Stato membro di primo ingresso è generalmente responsabile dell’esame di una domanda di asilo. Ciò continua a far gravare un onere sproporzionato sui paesi situati alle frontiere esterne dell’UE e può incoraggiare procedure più rapide e meno approfondite in situazioni di forte pressione migratoria.
 
Il regolamento Eurodac rivisto amplia le informazioni registrate sui migranti e il loro scambio tra gli Stati membri. Insieme al ricorso più esteso alla detenzione durante le procedure di frontiera, queste misure rendono più difficile per i richiedenti presentare una successiva domanda di asilo in un altro Stato membro. La detenzione può influire negativamente sulla capacità dei richiedenti di preparare adeguatamente le loro domande di asilo e di ottenere un’assistenza legale efficace.
 
Siamo preoccupati per l’estensione delle procedure semplificate ai richiedenti provenienti da paesi con bassi tassi di riconoscimento della protezione internazionale: il ricorso a criteri statistici può svantaggiare le persone che hanno motivi personali autentici e fondati per chiedere asilo, indipendentemente dal loro paese di origine.
 
Il Patto rafforza inoltre la cooperazione con i paesi terzi nei settori della gestione delle frontiere e dei rimpatri. L’esternalizzazione della gestione della migrazione può ridurre l’accesso al territorio europeo e, di conseguenza, limitare la capacità concreta delle persone di esercitare il proprio diritto di chiedere asilo.
 
Organizzazioni quali l’UNHCR, Amnesty International, Human Rights Watch e il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esiliati (ECRE) riconoscono alcuni aspetti positivi della riforma, tra cui un quadro giuridico più armonizzato in tutta l’Unione europea e meccanismi migliorati per rispondere alle situazioni di crisi. Tuttavia, avvertono che la maggiore enfasi sul controllo delle frontiere rischia di prevalere sull’effettiva protezione dei rifugiati.
 
Il Patto non modifica la definizione giuridica di rifugiato, né abolisce il diritto di chiedere asilo. Tuttavia, introducendo procedure accelerate, meccanismi di selezione più rigorosi, un ricorso più ampio al concetto di «paesi sicuri», una raccolta più estesa di dati biometrici e una cooperazione più stretta con i paesi terzi, potrebbe aumentare il numero di domande dichiarate irricevibili o respinte. In pratica, queste misure potrebbero rendere più difficile per molte persone ottenere lo status di rifugiato, anche se ogni domanda dovrebbe, in linea di principio, continuare a essere valutata individualmente in conformità con il diritto dell’Unione europea e gli obblighi internazionali degli Stati membri ai sensi del diritto internazionale in materia di rifugiati e diritti umani.
 
Basilio Buffoni
Noi Siamo Chiesa
 
 

On 12 June 2026, the European Pact on Migration and Asylum, adopted by the European Union in 2024, entered into force, introducing a major reform of the European system for managing migration. The stated objectives of the Pact are to improve the efficiency of asylum procedures and to strengthen solidarity among Member States. However, we think, as many NGOs and international organizations, that several of its provisions could make it more difficult for people who qualify for international protection to obtain refugee status.

One of the most controversial aspects of the Pact is the introduction of accelerated border procedures. Applications submitted by nationals of countries with low recognition rates may be examined very rapidly. While intended to increase efficiency, these shortened timeframes may limit applicants' ability to gather supporting evidence, obtain adequate legal assistance, and prepare their asylum claims properly.

The Pact also expands the legal fiction of "non-entry." Applicants whose claims are processed at the border are considered, from a legal perspective, not yet to have entered the territory of the European Union, even though they are physically present within a Member State. As a result, they may remain in a legal limbo, with more limited procedural safeguards, and may be required to stay for extended periods in closed or semi-closed reception facilities.

Another controversial element is the broader use of the concepts of "safe third country" and "safe country of origin." If an applicant can be transferred to a country considered safe, the asylum application may not be examined on its merits. Assessment of a country's safety may rely on general criteria without adequately considering the individual's personal circumstances and protection needs.

The Pact also strengthens the preliminary screening process before applicants gain access to the asylum procedure. During this phase, authorities carry out checks relating to identity, security, and vulnerability. These controls may become an obstacle that restricts effective access to international protection procedures.

Furthermore, the Pact provides for a broader collection of biometric data, including fingerprints and facial images, even from younger minors than under the previous system. Although the stated aim is to improve identification, we fear that these measures place greater emphasis on migration control than on the protection of asylum seekers.

The Pact introduces a new solidarity mechanism among Member States, but it maintains the principle that the Member State of first entry is generally responsible for examining an asylum application. This continues to place a disproportionate burden on countries located at the EU's external borders and may encourage faster, less thorough procedures in situations of high migratory pressure.

The revised Eurodac Regulation expands the information recorded on migrants and their exchange among Member States. Together with the wider use of detention during border procedures, these measures make it more difficult for applicants to submit a subsequent asylum claim in another Member State. Detention can negatively affect applicants' ability to prepare their asylum claims adequately and to obtain effective legal assistance.

We are worried about the extension of simplified procedures for applicants coming from countries with low recognition rates for international protection: reliance on statistical criteria may disadvantage individuals who have genuine and well-founded personal grounds for seeking asylum, despite their country of origin.

The Pact also strengthens cooperation with third countries in the areas of border management and returns. Externalization of migration management may reduce access to European territory and, consequently, limit the practical ability of individuals to exercise their right to seek asylum.

Organizations such as the UNHCR, Amnesty International, Human Rights Watch, and the European Council on Refugees and Exiles (ECRE) acknowledge some positive aspects of the reform, including a more harmonized legal framework across the European Union and improved mechanisms for responding to situations of crisis. Nevertheless, they warn that the increased emphasis on border control risks prevailing over the effective protection of refugees.

The Pact does not alter the legal definition of refugee, nor does it abolish the right to seek asylum. However, by introducing accelerated procedures, stricter screening mechanisms, broader use of the concepts of safe countries, expanded collection of biometric data, and stronger cooperation with third countries, it may increase the number of applications that are declared inadmissible or rejected. In practice, these measures could make it more difficult for many individuals to obtain refugee status, even though each application should, in principle, continue to be assessed individually in accordance with European Union law and the international obligations of Member States under international refugee and human rights law.

Basilio Buffoni

Noi Siamo Chiesa


 

Op 12 juni 2026 trad het Europees Pact inzake migratie en asiel, dat in 2024 door de Europese Unie was aangenomen, in werking, waarmee een ingrijpende hervorming van het Europese systeem voor migratiebeheer werd doorgevoerd. De doelstellingen van het pact zijn het verbeteren van de efficiëntie van asielprocedures en het versterken van de solidariteit tussen de lidstaten. Wij zijn echter, net als veel ngo’s en internationale organisaties, van mening dat verschillende bepalingen het voor mensen die in aanmerking komen voor internationale bescherming moeilijker zouden kunnen maken om de vluchtelingenstatus te verkrijgen.

 

Een van de meest controversiële aspecten van het pact is de invoering van versnelde grensprocedures. Aanvragen die worden ingediend door onderdanen van landen met lage erkenningspercentages kunnen zeer snel worden behandeld. Hoewel deze verkorte termijnen bedoeld zijn om de efficiëntie te verhogen, kunnen ze de mogelijkheden van aanvragers beperken om ondersteunend bewijsmateriaal te verzamelen, adequate juridische bijstand te verkrijgen en hun asielaanvragen naar behoren voor te bereiden.

 

Het pact breidt ook de juridische fictie van „niet-binnenkomst“ uit. Aanvragers wier asielaanvragen aan de grens worden behandeld, worden vanuit juridisch oogpunt geacht het grondgebied van de Europese Unie nog niet te zijn binnengekomen, ook al zijn zij fysiek aanwezig in een lidstaat. Als gevolg hiervan kunnen zij in een juridisch vacuüm terechtkomen, met beperktere procedurele waarborgen, en kunnen zij worden verplicht om voor langere tijd in gesloten of semi-gesloten opvangcentra te verblijven.

 

Een ander controversieel element is het bredere gebruik van de begrippen „veilig derde land“ en „veilig land van herkomst“. Als een asielzoeker kan worden overgebracht naar een land dat als veilig wordt beschouwd, wordt de asielaanvraag mogelijk niet inhoudelijk onderzocht. De beoordeling van de veiligheid van een land kan gebaseerd zijn op algemene criteria, zonder dat voldoende rekening wordt gehouden met de persoonlijke omstandigheden en beschermingsbehoeften van de betrokkene.

 

Het pact versterkt ook het voorlopige screeningproces voordat asielzoekers toegang krijgen tot de asielprocedure. Tijdens deze fase voeren de autoriteiten controles uit met betrekking tot identiteit, veiligheid en kwetsbaarheid. Deze controles kunnen een belemmering vormen die de daadwerkelijke toegang tot internationale beschermingsprocedures beperkt.

 

Bovendien voorziet het pact in een uitgebreidere verzameling van biometrische gegevens, waaronder vingerafdrukken en gezichtsbeelden, zelfs van minderjarigen die jonger zijn dan onder het vorige systeem. Hoewel het verklaarde doel is om de identificatie te verbeteren, vrezen wij dat deze maatregelen meer nadruk leggen op migratiecontrole dan op de bescherming van asielzoekers.

 

Het pact introduceert een nieuw solidariteitsmechanisme tussen de lidstaten, maar handhaaft het beginsel dat de lidstaat van eerste binnenkomst in het algemeen verantwoordelijk is voor de behandeling van een asielaanvraag. Dit blijft een onevenredige last leggen op landen aan de buitengrenzen van de EU en kan in situaties van hoge migratiedruk aanleiding geven tot snellere, minder grondige procedures.

 

De herziene Eurodac-verordening breidt de geregistreerde informatie over migranten en de uitwisseling daarvan tussen lidstaten uit. Samen met het bredere gebruik van detentie tijdens grensprocedures maken deze maatregelen het voor asielzoekers moeilijker om een vervolgaanvraag in een andere lidstaat in te dienen. Detentie kan een negatieve invloed hebben op het vermogen van asielzoekers om hun asielaanvraag adequaat voor te bereiden en effectieve rechtsbijstand te verkrijgen.

 

Wij maken ons zorgen over de uitbreiding van vereenvoudigde procedures voor asielzoekers uit landen met lage erkenningspercentages voor internationale bescherming: het gebruik van statistische criteria kan nadelig zijn voor personen die, ondanks hun land van herkomst, echte en gegronde persoonlijke redenen hebben om asiel aan te vragen.

 

Het pact versterkt ook de samenwerking met derde landen op het gebied van grensbeheer en terugkeer. Externalisering van het migratiebeheer kan de toegang tot het Europese grondgebied beperken en daarmee de praktische mogelijkheid van individuen om hun recht op asiel uit te oefenen, inperken.

 

Organisaties zoals de UNHCR, Amnesty International, Human Rights Watch en de Europese Raad voor Vluchtelingen en Ballingen (ECRE) erkennen enkele positieve aspecten van de hervorming, waaronder een meer geharmoniseerd rechtskader in de hele Europese Unie en verbeterde mechanismen om op crisissituaties te reageren. Niettemin waarschuwen zij dat de toegenomen nadruk op grenscontrole het risico met zich meebrengt dat deze de voorrang krijgt boven de effectieve bescherming van vluchtelingen.

 

Het pact wijzigt de wettelijke definitie van vluchteling niet en schaft het recht op asiel evenmin af. Door de invoering van versnelde procedures, strengere screeningmechanismen, een ruimer gebruik van het begrip „veilige landen“, uitgebreidere verzameling van biometrische gegevens en nauwere samenwerking met derde landen kan het echter leiden tot een toename van het aantal aanvragen dat niet-ontvankelijk wordt verklaard of wordt afgewezen. In de praktijk zouden deze maatregelen het voor veel mensen moeilijker kunnen maken om de vluchtelingenstatus te verkrijgen, ook al zou elke aanvraag in principe individueel moeten blijven worden beoordeeld in overeenstemming met het recht van de Europese Unie en de internationale verplichtingen van de lidstaten op grond van het internationale vluchtelingen- en mensenrechtenrecht.

Basilio Buffoni

Noi Siamo Chiesa


 

E1 2 de junio de 2026 entró en vigor el Pacto Europeo sobre Migración y Asilo, adoptado por la Unión Europea en 2024, que introduce una importante reforma del sistema europeo de gestión de la migración. Los objetivos declarados del Pacto son mejorar la eficiencia de los procedimientos de asilo y reforzar la solidaridad entre los Estados miembros. Sin embargo, al igual que muchas ONG y organizaciones internacionales, consideramos que varias de sus disposiciones podrían dificultar que las personas que reúnen los requisitos para recibir protección internacional obtengan el estatuto de refugiado.

 

Uno de los aspectos más controvertidos del Pacto es la introducción de procedimientos fronterizos acelerados. Las solicitudes presentadas por nacionales de países con bajas tasas de reconocimiento pueden examinarse con gran rapidez. Aunque su objetivo es aumentar la eficiencia, estos plazos reducidos pueden limitar la capacidad de los solicitantes para recabar pruebas justificativas, obtener asistencia jurídica adecuada y preparar debidamente sus solicitudes de asilo.

 

El Pacto también amplía la ficción jurídica de la «no entrada». Se considera que los solicitantes cuyas solicitudes se tramitan en la frontera, desde un punto de vista jurídico, aún no han entrado en el territorio de la Unión Europea, aunque se encuentren físicamente presentes en un Estado miembro. En consecuencia, pueden quedar en un limbo jurídico, con garantías procesales más limitadas, y se les puede exigir que permanezcan durante largos períodos en centros de acogida cerrados o semicerrados.

 

Otro elemento controvertido es el uso más amplio de los conceptos de «tercer país seguro» y «país de origen seguro». Si un solicitante puede ser trasladado a un país considerado seguro, es posible que la solicitud de asilo no se examine en cuanto al fondo. La evaluación de la seguridad de un país puede basarse en criterios generales sin tener debidamente en cuenta las circunstancias personales y las necesidades de protección del individuo.

 

El Pacto también refuerza el proceso de selección preliminar antes de que los solicitantes tengan acceso al procedimiento de asilo. Durante esta fase, las autoridades llevan a cabo controles relacionados con la identidad, la seguridad y la vulnerabilidad. Estos controles pueden convertirse en un obstáculo que restrinja el acceso efectivo a los procedimientos de protección internacional.

Además, el Pacto prevé una recopilación más amplia de datos biométricos, incluidas huellas dactilares e imágenes faciales, incluso de menores de edad más jóvenes que los contemplados en el sistema anterior. Aunque el objetivo declarado es mejorar la identificación, tememos que estas medidas hagan mayor hincapié en el control de la migración que en la protección de los solicitantes de asilo.

 

El Pacto introduce un nuevo mecanismo de solidaridad entre los Estados miembros, pero mantiene el principio de que el Estado miembro de primera entrada es, por regla general, el responsable de examinar una solicitud de asilo. Esto sigue suponiendo una carga desproporcionada para los países situados en las fronteras exteriores de la UE y puede fomentar la adopción de procedimientos más rápidos y menos exhaustivos en situaciones de elevada presión migratoria.

 

El Reglamento Eurodac revisado amplía la información registrada sobre los migrantes y su intercambio entre los Estados miembros. Junto con un mayor recurso a la detención durante los procedimientos fronterizos, estas medidas dificultan que los solicitantes puedan presentar una solicitud de asilo posterior en otro Estado miembro. La detención puede afectar negativamente a la capacidad de los solicitantes para preparar adecuadamente sus solicitudes de asilo y para obtener asistencia jurídica efectiva.

 

Nos preocupa la ampliación de los procedimientos simplificados para los solicitantes procedentes de países con bajas tasas de reconocimiento de la protección internacional: el recurso a criterios estadísticos puede perjudicar a las personas que tienen motivos personales genuinos y bien fundados para solicitar asilo, independientemente de su país de origen.

 

El Pacto también refuerza la cooperación con terceros países en los ámbitos de la gestión de fronteras y los retornos. La externalización de la gestión de la migración puede reducir el acceso al territorio europeo y, en consecuencia, limitar la capacidad práctica de las personas para ejercer su derecho a solicitar asilo.

 

Organizaciones como el ACNUR, Amnistía Internacional, Human Rights Watch y el Consejo Europeo para los Refugiados y los Exiliados (ECRE) reconocen algunos aspectos positivos de la reforma, entre ellos un marco jurídico más armonizado en toda la Unión Europea y mecanismos mejorados para responder a situaciones de crisis. No obstante, advierten de que el mayor énfasis en el control fronterizo corre el riesgo de prevalecer sobre la protección efectiva de los refugiados.

 

El Pacto no modifica la definición jurídica de refugiado, ni suprime el derecho a solicitar asilo. Sin embargo, al introducir procedimientos acelerados, mecanismos de selección más estrictos, un uso más amplio de los conceptos de «países seguros», una mayor recopilación de datos biométricos y una cooperación más estrecha con terceros países, podría aumentar el número de solicitudes que se declaren inadmisibles o se rechacen. En la práctica, estas medidas podrían dificultar a muchas personas la obtención del estatuto de refugiado, aunque, en principio, cada solicitud debería seguir evaluándose de forma individualizada, de conformidad con la legislación de la Unión Europea y las obligaciones internacionales de los Estados miembros en virtud del Derecho internacional de los refugiados y de los derechos humanos.

Basilio Buffoni

Noi Siamo Chiesa


A 12 de junho de 2026, entrou em vigor o Pacto Europeu sobre Migração e Asilo, adotado pela União Europeia em 2024, introduzindo uma importante reforma do sistema europeu de gestão da migração. Os objetivos declarados do Pacto são melhorar a eficiência dos procedimentos de asilo e reforçar a solidariedade entre os Estados-Membros. No entanto, tal como muitas ONG e organizações internacionais, consideramos que várias das suas disposições poderão tornar mais difícil a obtenção do estatuto de refugiado por parte das pessoas que preenchem os requisitos para a proteção internacional.

 

Um dos aspetos mais controversos do Pacto é a introdução de procedimentos acelerados nas fronteiras. Os pedidos apresentados por nacionais de países com baixas taxas de reconhecimento podem ser analisados muito rapidamente. Embora se destinem a aumentar a eficiência, estes prazos reduzidos podem limitar a capacidade dos requerentes de reunir provas de apoio, obter assistência jurídica adequada e preparar devidamente os seus pedidos de asilo.

O Pacto também alarga a ficção jurídica da «não entrada». Os requerentes cujos pedidos são tratados na fronteira são considerados, do ponto de vista jurídico, como ainda não tendo entrado no território da União Europeia, mesmo que estejam fisicamente presentes num Estado-Membro. Consequentemente, podem permanecer num limbo jurídico, com garantias processuais mais limitadas, e podem ser obrigados a permanecer por períodos prolongados em centros de acolhimento fechados ou semifechados.

 

Outro elemento controverso é a utilização mais ampla dos conceitos de «país terceiro seguro» e «país de origem seguro». Se um requerente puder ser transferido para um país considerado seguro, o pedido de asilo poderá não ser analisado quanto ao seu mérito. A avaliação da segurança de um país pode basear-se em critérios gerais, sem ter devidamente em conta as circunstâncias pessoais e as necessidades de proteção do indivíduo.

 

O Pacto reforça também o processo de triagem preliminar antes de os requerentes terem acesso ao procedimento de asilo. Durante esta fase, as autoridades realizam verificações relativas à identidade, segurança e vulnerabilidade. Estes controlos podem tornar-se um obstáculo que restringe o acesso efetivo aos procedimentos de proteção internacional.

 

Além disso, o Pacto prevê uma recolha mais abrangente de dados biométricos, incluindo impressões digitais e imagens faciais, mesmo de menores mais jovens do que os abrangidos pelo sistema anterior. Embora o objetivo declarado seja melhorar a identificação, tememos que estas medidas coloquem maior ênfase no controlo da migração do que na proteção dos requerentes de asilo.

 

O Pacto introduz um novo mecanismo de solidariedade entre os Estados-Membros, mas mantém o princípio de que o Estado-Membro de primeira entrada é, em geral, responsável pela análise de um pedido de asilo. Isto continua a impor um fardo desproporcionado aos países situados nas fronteiras externas da UE e pode incentivar procedimentos mais rápidos e menos minuciosos em situações de elevada pressão migratória.

 

O Regulamento Eurodac revisto alarga as informações registadas sobre os migrantes e a sua troca entre os Estados-Membros. Juntamente com o recurso mais alargado à detenção durante os procedimentos fronteiriços, estas medidas tornam mais difícil para os requerentes apresentarem um pedido de asilo subsequente noutro Estado-Membro. A detenção pode afetar negativamente a capacidade dos requerentes de prepararem adequadamente os seus pedidos de asilo e de obterem assistência jurídica eficaz.

 

Estamos preocupados com a extensão dos procedimentos simplificados aos requerentes provenientes de países com baixas taxas de reconhecimento de proteção internacional: o recurso a critérios estatísticos pode prejudicar indivíduos que têm motivos pessoais genuínos e bem fundamentados para solicitar asilo, independentemente do seu país de origem.

 

O Pacto reforça também a cooperação com países terceiros nas áreas da gestão das fronteiras e dos regressos. A externalização da gestão da migração pode reduzir o acesso ao território europeu e, consequentemente, limitar a capacidade prática dos indivíduos de exercerem o seu direito de solicitar asilo.

 

Organizações como o ACNUR, a Amnistia Internacional, a Human Rights Watch e o Conselho Europeu para os Refugiados e Exilados (ECRE) reconhecem alguns aspetos positivos da reforma, incluindo um quadro jurídico mais harmonizado em toda a União Europeia e mecanismos melhorados para responder a situações de crise. No entanto, alertam que a ênfase crescente no controlo das fronteiras corre o risco de se sobrepor à proteção efetiva dos refugiados.

O Pacto não altera a definição jurídica de refugiado, nem revoga o direito de solicitar asilo. No entanto, ao introduzir procedimentos acelerados, mecanismos de triagem mais rigorosos, uma utilização mais ampla dos conceitos de «países seguros», uma recolha alargada de dados biométricos e uma cooperação mais forte com países terceiros, poderá aumentar o número de pedidos declarados inadmissíveis ou rejeitados. Na prática, estas medidas poderão tornar mais difícil para muitas pessoas a obtenção do estatuto de refugiado, embora cada pedido deva, em princípio, continuar a ser avaliado individualmente, em conformidade com o direito da União Europeia e com as obrigações internacionais dos Estados-Membros ao abrigo do direito internacional em matéria de refugiados e de direitos humanos.

Basilio Buffoni

Noi Siamo Chiesa


 

Am 12. Juni 2026 trat der von der Europäischen Union im Jahr 2024 verabschiedete Europäische Pakt zu Migration und Asyl in Kraft, der eine umfassende Reform des europäischen Systems zur Steuerung der Migration einleitete. Die erklärten Ziele des Pakts sind die Verbesserung der Effizienz von Asylverfahren und die Stärkung der Solidarität zwischen den Mitgliedstaaten. Wir sind jedoch, wie viele Nichtregierungsorganisationen und internationale Organisationen, der Ansicht, dass einige seiner Bestimmungen es für Personen, die Anspruch auf internationalen Schutz haben, erschweren könnten, den Flüchtlingsstatus zu erhalten.

 

Einer der umstrittensten Aspekte des Pakts ist die Einführung beschleunigter Grenzverfahren. Anträge von Staatsangehörigen aus Ländern mit niedrigen Anerkennungsquoten können sehr zügig geprüft werden. Diese verkürzten Fristen sollen zwar die Effizienz steigern, können jedoch die Möglichkeiten der Antragsteller einschränken, Belege zu sammeln, angemessenen Rechtsbeistand zu erhalten und ihre Asylanträge ordnungsgemäß vorzubereiten.

 

Der Pakt erweitert zudem die Rechtsfiktion der „Nichteinreise“. Antragsteller, deren Anträge an der Grenze bearbeitet werden, gelten aus rechtlicher Sicht als noch nicht in das Hoheitsgebiet der Europäischen Union eingereist, obwohl sie sich physisch in einem Mitgliedstaat aufhalten. Infolgedessen können sie in einer rechtlichen Grauzone verbleiben, in der sie nur eingeschränkte Verfahrensgarantien genießen, und möglicherweise gezwungen sein, über längere Zeiträume in geschlossenen oder halbgeschlossenen Aufnahmeeinrichtungen zu verweilen.

 

Ein weiterer umstrittener Aspekt ist die umfassendere Anwendung der Konzepte des „sicheren Drittstaats“ und des „sicheren Herkunftsstaats“. Kann ein Antragsteller in ein als sicher geltendes Land überstellt werden, wird der Asylantrag unter Umständen nicht in der Sache geprüft. Die Beurteilung der Sicherheit eines Landes kann sich auf allgemeine Kriterien stützen, ohne die persönlichen Umstände und den Schutzbedarf des Einzelnen angemessen zu berücksichtigen.

 

Der Pakt verschärft zudem das Vorabprüfungsverfahren, bevor Antragsteller Zugang zum Asylverfahren erhalten. In dieser Phase führen die Behörden Überprüfungen hinsichtlich Identität, Sicherheit und Schutzbedürftigkeit durch. Diese Kontrollen können zu einem Hindernis werden, das den effektiven Zugang zu internationalen Schutzverfahren einschränkt.

 

Darüber hinaus sieht der Pakt eine umfassendere Erhebung biometrischer Daten vor, darunter Fingerabdrücke und Gesichtsbilder, und zwar auch von jüngeren Minderjährigen als nach dem bisherigen System. Obwohl das erklärte Ziel darin besteht, die Identifizierung zu verbessern, befürchten wir, dass diese Maßnahmen den Schwerpunkt stärker auf die Migrationskontrolle als auf den Schutz von Asylsuchenden legen.

Der Pakt führt einen neuen Solidaritätsmechanismus zwischen den Mitgliedstaaten ein, behält jedoch den Grundsatz bei, dass der Mitgliedstaat der ersten Einreise grundsätzlich für die Prüfung eines Asylantrags zuständig ist. Dies belastet Länder an den EU-Außengrenzen weiterhin unverhältnismäßig stark und könnte in Situationen mit hohem Migrationsdruck zu schnelleren, weniger gründlichen Verfahren führen.

 

Die überarbeitete Eurodac-Verordnung erweitert den Umfang der über Migranten erfassten Informationen sowie deren Austausch zwischen den Mitgliedstaaten. Zusammen mit dem verstärkten Einsatz von Inhaftierung während Grenzverfahren erschweren diese Maßnahmen es Antragstellern, einen Folgeantrag auf Asyl in einem anderen Mitgliedstaat zu stellen. Die Inhaftierung kann die Fähigkeit der Antragsteller beeinträchtigen, ihre Asylanträge angemessen vorzubereiten und wirksamen Rechtsbeistand zu erhalten.

 

Wir sind besorgt über die Ausweitung vereinfachter Verfahren für Antragsteller aus Ländern mit niedrigen Anerkennungsquoten für internationalen Schutz: Die Heranziehung statistischer Kriterien kann Personen benachteiligen, die trotz ihres Herkunftslandes echte und begründete persönliche Gründe für die Beantragung von Asyl haben.

 

Der Pakt stärkt zudem die Zusammenarbeit mit Drittstaaten in den Bereichen Grenzmanagement und Rückführung. Die Externalisierung der Migrationssteuerung könnte den Zugang zum europäischen Hoheitsgebiet einschränken und folglich die praktische Möglichkeit von Personen beeinträchtigen, ihr Recht auf Asyl auszuüben.

 

Organisationen wie das UNHCR, Amnesty International, Human Rights Watch und der Europäische Rat für Flüchtlinge und Exilanten (ECRE) erkennen einige positive Aspekte der Reform an, darunter einen stärker harmonisierten Rechtsrahmen in der gesamten Europäischen Union und verbesserte Mechanismen zur Bewältigung von Krisensituationen. Dennoch warnen sie davor, dass die verstärkte Betonung der Grenzkontrolle den Vorrang vor dem wirksamen Schutz von Flüchtlingen erlangen könnte.

 

Der Pakt ändert weder die rechtliche Definition des Begriffs „Flüchtling“ noch hebt er das Recht auf Asyl auf. Durch die Einführung beschleunigter Verfahren, strengerer Überprüfungsmechanismen, einer breiteren Anwendung des Konzepts der „sicheren Herkunftsländer“, einer erweiterten Erhebung biometrischer Daten und einer verstärkten Zusammenarbeit mit Drittstaaten könnte er jedoch dazu führen, dass mehr Anträge für unzulässig erklärt oder abgelehnt werden. In der Praxis könnten diese Maßnahmen es für viele Menschen erschweren, den Flüchtlingsstatus zu erlangen, auch wenn jeder Antrag grundsätzlich weiterhin individuell gemäß dem Recht der Europäischen Union und den internationalen Verpflichtungen der Mitgliedstaaten im Rahmen des internationalen Flüchtlings- und Menschenrechtsrechts geprüft werden sollte.

 

Basilio Buffoni

Noi Siamo Chiesa


Le 12 juin 2026 est entré en vigueur le Pacte européen sur l’asile migration et la migration, adopté par l’Union européenne en 2024, qui instaure une réforme majeure du système européen de gestion des migrations. Les objectifs déclarés du Pacte sont d’améliorer l’efficacité des procédures d’asile et de renforcer la solidarité entre les États membres. Cependant, à l’instar de nombreuses ONG et organisations internationales, nous estimons que plusieurs de ses dispositions pourraient rendre plus difficile l’obtention du statut de réfugié pour les personnes éligibles à une protection internationale.

 

L’un des aspects les plus controversés du Pacte est l’introduction de procédures accélérées à la frontière. Les demandes déposées par des ressortissants de pays présentant de faibles taux de reconnaissance peuvent être examinées très rapidement. Bien qu’ils visent à accroître l’efficacité, ces délais raccourcis risquent de limiter la capacité des demandeurs à rassembler des éléments de preuve, à obtenir une assistance juridique adéquate et à préparer correctement leur demande d’asile.

 

Le Pacte étend également la fiction juridique de la « non-entrée ». Les demandeurs dont les demandes sont traitées à la frontière sont considérés, d’un point de vue juridique, comme n’ayant pas encore pénétré sur le territoire de l’Union européenne, même s’ils sont physiquement présents sur le territoire d’un État membre. En conséquence, ils peuvent se retrouver dans une situation juridique incertaine, avec des garanties procédurales plus limitées, et peuvent être contraints de séjourner pendant de longues périodes dans des centres d’accueil fermés ou semi-fermés.

 

Un autre élément controversé est l’utilisation plus large des concepts de « pays tiers sûr » et de « pays d’origine sûr ». Si un demandeur peut être transféré vers un pays considéré comme sûr, sa demande d’asile risque de ne pas être examinée au fond. L’évaluation de la sécurité d’un pays peut reposer sur des critères généraux sans tenir suffisamment compte de la situation personnelle et des besoins de protection de l’individu.

 

Le Pacte renforce également le processus de filtrage préliminaire avant que les demandeurs n’aient accès à la procédure d’asile. Au cours de cette phase, les autorités procèdent à des vérifications relatives à l’identité, à la sécurité et à la vulnérabilité. Ces contrôles risquent de constituer un obstacle limitant l’accès effectif aux procédures de protection internationale.

 

En outre, le Pacte prévoit un recueil plus étendu de données biométriques, notamment les empreintes digitales et les images faciales, y compris auprès de mineurs plus jeunes que ne le prévoyait le système précédent. Bien que l’objectif déclaré soit d’améliorer l’identification, nous craignons que ces mesures ne mettent davantage l’accent sur le contrôle des migrations que sur la protection des demandeurs d’asile.

 

Le Pacte introduit un nouveau mécanisme de solidarité entre les États membres, mais il maintient le principe selon lequel l’État membre de première entrée est généralement responsable de l’examen d’une demande d’asile. Cela continue d’imposer une charge disproportionnée aux pays situés aux frontières extérieures de l’UE et peut encourager des procédures plus rapides et moins approfondies dans des situations de forte pression migratoire.

 

Le règlement Eurodac révisé élargit l’étendue des informations enregistrées sur les migrants ainsi que leur échange entre les États membres. Conjuguées à un recours plus large à la rétention pendant les procédures aux frontières, ces mesures rendent plus difficile pour les demandeurs de déposer une demande d’asile ultérieure dans un autre État membre. La rétention peut nuire à la capacité des demandeurs à préparer correctement leur demande d’asile et à bénéficier d’une assistance juridique efficace.

 

Nous sommes préoccupés par l’extension des procédures simplifiées aux demandeurs provenant de pays où les taux de reconnaissance de la protection internationale sont faibles : le recours à des critères statistiques risque de désavantager les personnes qui ont des motifs personnels authentiques et bien fondés de demander l’asile, quel que soit leur pays d’origine.

 

Le Pacte renforce également la coopération avec les pays tiers dans les domaines de la gestion des frontières et des retours. L’externalisation de la gestion des migrations risque de réduire l’accès au territoire européen et, par conséquent, de limiter la capacité concrète des personnes à exercer leur droit de demander l’asile.

 

Des organisations telles que le HCR, Amnesty International, Human Rights Watch et le Conseil européen pour les réfugiés et les exilés (ECRE) reconnaissent certains aspects positifs de la réforme, notamment un cadre juridique plus harmonisé au sein de l’Union européenne et des mécanismes améliorés pour répondre aux situations de crise. Elles soulignent toutefois que l’accent accru mis sur le contrôle des frontières risque de prendre le pas sur la protection effective des réfugiés.

 

Le Pacte ne modifie pas la définition juridique du réfugié et n’abolit pas non plus le droit de demander l’asile. Cependant, en introduisant des procédures accélérées, des mécanismes de sélection plus stricts, un recours plus large à la notion de « pays sûrs », une collecte élargie de données biométriques et une coopération renforcée avec les pays tiers, il pourrait entraîner une augmentation du nombre de demandes déclarées irrecevables ou rejetées. Dans la pratique, ces mesures pourraient rendre plus difficile l’obtention du statut de réfugié pour de nombreuses personnes, même si chaque demande devrait, en principe, continuer à être examinée individuellement conformément au droit de l’Union européenne et aux obligations internationales des États membres en vertu du droit international des réfugiés et des droits de l’homme.

 

Basilio Buffoni

Noi Siamo Chiesa

 

 

 

 

EN-RE EDITORIAL 10 JUNE 2026 GERMANY

One page translations of German text continue in following order:

Italian, English, French, Dutch, Spanish and Portuguese

Gemeinsam für mutigere Reformen!“

Erklärung und Aufruf katholischer Reformbefürworter anlässlich des Katholikentags 2026 in Würzburg

Inmitten der großen Herausforderungen und Umbrüche, in denen sich unsere Kirche und unsere Gesellschaft befinden, erleben wir einen Wendepunkt, der mutige Reformen in allen Bereichen und auf allen Ebenen erfordert. Dies kann nur gemeinsam und in Solidarität geschehen. Wir Reformbefürworter lassen uns von der befreienden Vision Jesu, der Liebe zu Gott und zum Nächsten leiten, die uns dazu aufruft, uns konkret für eine gerechtere Kirche und eine gerechtere Welt einzusetzen.

Wir setzen uns für eine Kirche ein, die „die Freude und die Hoffnung, den Kummer und die Angst der Menschen von heute, insbesondere der Armen und Unterdrückten jeglicher Art“ (Konzilsdekret „Gaudium et spes“) zu Herzen nimmt und in Verbundenheit mit der gesamten Menschheitsfamilie das Kommen des Reiches Gottes konkret sichtbar und erlebbar macht.

Wir setzen uns für eine Kirche ein, die Partizipation und Demokratie ernst nimmt, die den Klerikalismus einer Zweiklassenkirche überwindet und die Gleichstellung aller Geschlechter anstrebt. Von den Bischöfen erwarten wir, dass sie die Beschlüsse des Synodalen Weges und der Weltbischofssynode konsequent und zeitnah umsetzen. Synodalität ist ein wichtiges Gegenmodell angesichts der weltweit immer totalitärer werdenden politischen Entwicklungen.

Wir setzen uns für eine Kirche ein, die endlich die strukturellen Ursachen sexueller und psychischer Gewalt sowie deren Vertuschung bekämpft, wie es sich der Synodale Weg in Deutschland seit 2019 zum Ziel gesetzt hat. Die angenommenen (wie auch die nicht angenommenen) Texte weisen Wege aus der grundlegenden Glaubwürdigkeitskrise und dem großen Reformrückstand, der bereits seit dem Ende des Zweiten Vatikanischen Konzils und der Synode von Würzburg besteht.

Wir setzen uns für die dringend notwendige Erneuerung aller priesterlichen, diakonischen und leitenden Dienste ein, damit diese lebendige Ortsgemeinden auf glaubwürdige Weise zu solidarischem Engagement befähigen. Wir wollen eine Kirche, die Hoffnung schenkt, die nah bei den Menschen ist, die sich nicht in XXL-Pfarreien verschließt und die das Gemeinwohl zum Ziel hat.

Wir setzen uns für die Beendigung der Kriege überall auf der Welt, für globale Gerechtigkeit und die Erhaltung der Lebensgrundlagen ein. Wir regen einen Neuanfang des 1983 begonnenen konziliaren Prozesses „Gerechtigkeit, Frieden und Bewahrung der Schöpfung“ an, denn die bisherigen Versäumnisse in der Klima- und Friedenspolitik machen konsequentes Handeln notwendiger denn je.

Wir erwarten von den kirchlichen Führungskräften, dass sie sich intensiv für eine bessere Zusammenarbeit zwischen dem Vatikan und der katholischen Kirche in Deutschland einsetzen, damit die institutionelle Kirche in Deutschland nicht noch mehr an Bedeutung verliert, sondern weiterhin ihren Beitrag für die Menschen in unserem Land und innerhalb der Weltkirche leisten kann.

Wir rufen alle Menschen auf, jung und alt, Alleinstehende, Paare, Geschiedene, queere Menschen: „Habt Mut, steht auf!“ Engagiert euch, mischt euch in die Diskussion ein, setzt euch für die Ausgegrenzten ein, gestaltet die Ortskirche mit und lasst frischen Wind durch das Haus wehen! Für eine Kirche ohne Angst, ein offenes Haus, in dem wir Vielfalt und Verschiedenheit leben und feiern.

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«Insieme per riforme più coraggiose!»

Dichiarazione e appello dei riformatori cattolici in occasione del Katholikentag 2026 a Würzburg

Di fronte alle grandi sfide e ai profondi cambiamenti che stanno investendo la nostra Chiesa e la nostra società, stiamo vivendo un punto di svolta che richiede riforme coraggiose in tutti i campi e a tutti i livelli. Ciò può avvenire solo insieme e in solidarietà. Noi riformatori siamo motivati dalla visione liberatrice di Gesù, dall’amore per Dio e per il prossimo, che ci esorta a impegnarci concretamente per una Chiesa più giusta e un mondo più giusto.

Ci impegniamo per una Chiesa che «prenda a cuore le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, in particolare dei poveri e degli oppressi di ogni genere» (decreto conciliare «Gaudium et spes») e che, in comunione con l’intera famiglia umana, renda concretamente visibile e tangibile l’avvento del Regno di Dio.

Ci impegniamo per una Chiesa che prenda sul serio la partecipazione e la democrazia, che superi il clericalismo di una Chiesa a due classi e che miri all’uguaglianza di tutti i generi. Dai vescovi ci aspettiamo che attuino in modo coerente e tempestivo le decisioni del Cammino sinodale e del Sinodo mondiale. La sinodalità rappresenta un importante modello alternativo alla luce degli sviluppi politici sempre più totalitari in tutto il mondo.

Ci impegniamo per una Chiesa che combatta finalmente le cause strutturali della violenza sessuale e spirituale e l’insabbiamento di tali casi, come si è prefissato di fare il Cammino sinodale in Germania dal 2019. I testi approvati (così come quelli non approvati) indicano vie d’uscita dalla fondamentale crisi di credibilità e dal grande ritardo nelle riforme che persiste già dalla fine del Concilio Vaticano II e del Sinodo di Würzburg.

Ci impegniamo per il rinnovamento, urgentemente necessario, di tutti i servizi sacerdotali, diaconali e di guida, affinché questi consentano alle vivaci comunità locali di impegnarsi in modo solidale e credibile. Vogliamo una Chiesa che dia speranza, che sia vicina alle persone, che non si chiuda in parrocchie XXL e che abbia come obiettivo il bene comune.

Ci impegniamo per porre fine alle guerre in tutto il mondo, per la giustizia globale e la salvaguardia delle condizioni di vita. Incoraggiamo un nuovo avvio del processo conciliare «Giustizia, Pace e Tutela del Creato», iniziato nel 1983, poiché le carenze finora riscontrate nelle politiche climatiche e di pace rendono più che mai necessario agire con coerenza.

Ci aspettiamo che i leader ecclesiastici si impegnino intensamente per una migliore collaborazione tra il Vaticano e la Chiesa cattolica in Germania, affinché la Chiesa istituzionalizzata in Germania non perda ulteriormente di rilevanza, ma possa continuare a dare il proprio contributo alle persone nel nostro Paese e all’interno della Chiesa universale.

Invitiamo tutte le persone, giovani e anziani, single, coppie, divorziati, persone queer: «Abbiate coraggio, alzatevi!» Impegnatevi, partecipate al dibattito, difendete gli emarginati, date forma alla Chiesa locale e fate soffiare una ventata di aria fresca nella casa! Per una Chiesa senza paura, una casa aperta in cui viviamo e celebriamo la diversità e la varietà.

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Together for bolder reforms!”

Statement and Appeal by Catholic reformers on the occasion of the 2026 Katholikentag in Würzburg

Amidst the major challenges and upheavals facing our Church and our society, we are experiencing a turning point that calls for bold reforms in all areas and at all levels. This can only be achieved together and in solidarity. We, as reform-minded Catholics, are motivated by the liberating vision of Jesus, the love of God and neighbour, which calls us to commit ourselves in practical ways to a more just Church and a more just world.

We are committed to a church that takes to heart ‘the joys and hopes, the griefs and anxieties of the people of today, especially those who are poor or in any way oppressed’ (conciliar decree ‘Gaudium et spes’) and, in solidarity with the whole human family, makes the coming of the Kingdom of God tangibly visible and tangible.

We are committed to a Church that takes participation and democracy seriously, that overcomes the clericalism of a two-tier Church, and that strives for gender equality. We expect the bishops to implement the decisions of the Synodal Path and the World Synod consistently and in a timely manner. Synodality is an important counter-model in the face of increasingly totalitarian political developments around the world.

We are committed to a church that finally combats the structural causes of sexual and spiritual violence and the cover-ups surrounding them, as the Synodal Path in Germany has set itself the goal of doing since 2019. The texts that have been adopted (as well as those that have not) point the way out of the fundamental crisis of credibility and the significant backlog of reform that has existed since the end of the Second Vatican Council and the Synod of Würzburg.

We are committed to the urgently needed renewal of all priestly, diaconal and leadership ministries, so that these vibrant local communities are credibly empowered to act in solidarity. We want a Church that gives hope, that is close to the people, that does not confine itself to XXL parishes, and that has the common good as its aim.

We are committed to ending wars throughout the world, to global justice and to the preservation of the conditions necessary for life. We encourage a fresh start to the conciliar process ‘Justice, Peace and the Integrity of Creation’, which began in 1983, because the shortcomings in climate and peace policy to date make consistent action more necessary than ever.

We expect church leaders to work intensively towards better cooperation between the Vatican and the Catholic Church in Germany, so that the institutional Church in Germany does not lose any further relevance, but can continue to make its contribution to the people in our country and within the universal Church.

We call on everyone – young and old, single people, couples, divorcees, queer people – to ‘Take courage, stand up!’ Get involved, join the debate, stand up for the marginalised, help shape the local church and let a breath of fresh air blow through the house! For a church without fear, an open house where we experience and celebrate diversity and variety.

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« Ensemble pour des réformes plus audacieuses ! »

D’après les déclarations et appels des réformateurs catholiques à l’occasion du Katholikentag 2026 à Würzburg

Au cœur des grands défis et bouleversements auxquels sont confrontées notre Église et notre société, nous vivons un tournant qui exige des réformes audacieuses dans tous les domaines et à tous les niveaux. Cela ne peut se faire qu’ensemble et dans la solidarité. Nous, réformateurs, sommes animés par la vision libératrice de Jésus, l’amour de Dieu et du prochain, qui nous appelle à nous engager concrètement pour une Église plus juste et un monde plus juste.

Nous nous engageons en faveur d’une Église qui prenne à cœur « les joies et les espoirs, les tristesses et les angoisses des hommes de ce temps, surtout ceux des pauvres et de tous ceux qui sont opprimés de quelque manière que ce soit » (décret conciliaire « Gaudium et spes ») et qui, en communion avec toute la famille humaine, rende concrètement visible et tangible l’avènement du Royaume de Dieu.

Nous nous engageons en faveur d’une Église qui prend au sérieux la participation et la démocratie, qui surmonte le cléricalisme d’une Église à deux vitesses et qui aspire à l’égalité entre tous les genres. Nous attendons des évêques qu’ils mettent en œuvre de manière cohérente et dans les délais les décisions du Chemin synodal et du Synode mondial. La synodalité constitue un contre-modèle important face aux évolutions politiques de plus en plus totalitaires observées partout dans le monde.

Nous nous engageons en faveur d’une Église qui lutte enfin contre les causes structurelles des violences sexuelles et psychologiques ainsi que contre leur dissimulation, comme se l’est fixé pour objectif le Chemin synodal en Allemagne depuis 2019. Les textes adoptés (ainsi que ceux qui ne l’ont pas été) ouvrent des voies pour sortir de la crise fondamentale de crédibilité et du retard considérable en matière de réforme qui perdurent depuis la fin du Concile Vatican II et du Synode de Würzburg.

Nous nous engageons en faveur du renouveau, urgent et indispensable, de tous les ministères sacerdotaux, diaconaux et de direction, afin que ceux-ci permettent aux communautés locales vivantes de s’engager de manière solidaire et crédible. Nous voulons une Église qui donne de l’espoir, qui soit proche des gens, qui ne s’enferme pas dans des paroisses XXL et qui ait pour objectif le bien-être commun.

Nous nous engageons pour la fin des guerres partout dans le monde, pour la justice mondiale et la préservation des conditions de vie. Nous encourageons une relance du processus conciliaire « Justice, paix et sauvegarde de la création » lancé en 1983, car les lacunes constatées jusqu’à présent dans les politiques climatiques et de paix rendent plus nécessaire que jamais une action cohérente.

Nous attendons des responsables ecclésiastiques qu’ils s’engagent activement en faveur d’une meilleure coopération entre le Vatican et l’Église catholique en Allemagne, afin que l’Église institutionnelle en Allemagne ne perde pas davantage de sa pertinence, mais puisse continuer à apporter sa contribution aux personnes de notre pays et au sein de l’Église universelle.

Nous appelons tout le monde, jeunes et moins jeunes, célibataires, couples, personnes divorcées, personnes queer : « Ayez du courage, levez-vous ! » Engagez-vous, participez au débat, défendez les exclus, façonnez l’Église locale et faites souffler un vent de fraîcheur dans la maison ! Pour une Église sans peur, une maison ouverte où nous vivons et célébrons la diversité et la variété.

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Samen voor moediger hervormingen!”

Verklaring en Oproep van katholieke hervormingsgezinden ter gelegenheid van de Katholikentag 2026 in Würzburg

Te midden van de grote uitdagingen en omwentelingen waarin onze kerk en onze samenleving zich bevinden, beleven we een keerpunt dat moedige hervormingen op alle gebieden en op alle niveaus vereist. Dit kan alleen gezamenlijk en in solidariteit gebeuren. Wij hervormingsgezinden worden gemotiveerd door de bevrijdende visie van Jezus, de liefde voor God en de naaste, die ons oproept om ons concreet in te zetten voor een rechtvaardigere kerk en een rechtvaardigere wereld.

Wij zetten ons in voor een kerk die „de vreugde en de hoop, het verdriet en de angst van de mensen van vandaag, in het bijzonder van de armen en onderdrukten van welke aard dan ook“ (conciliedecreet „Gaudium et spes“) ter harte neemt en, in verbondenheid met de hele menselijke familie, het aanbreken van het Rijk Gods concreet zichtbaar en ervaarbaar maakt.

Wij zetten ons in voor een kerk die participatie en democratie serieus neemt, die het klerikalisme van een tweeklassenkerk overwint en die streeft naar gelijkheid van alle geslachten. Van de bisschoppen verwachten wij dat zij de besluiten van de Synodale Weg en de Wereldsynode consequent en tijdig ten uitvoer brengen. Synodaliteit is een belangrijk tegenmodel in het licht van de steeds totalitairder wordende politieke ontwikkelingen overal ter wereld.

Wij zetten ons in voor een kerk die eindelijk de structurele oorzaken van seksueel en geestelijk geweld en de verdoezeling daarvan bestrijdt, zoals de Synodale Weg in Duitsland zich sinds 2019 ten doel heeft gesteld. De aangenomen (evenals de niet-aangenomen) teksten wijzen wegen uit de fundamentele geloofwaardigheidscrisis en de grote hervormingsachterstand die al sinds het einde van het Tweede Vaticaans Concilie en de Synode van Würzburg bestaat.

Wij zetten ons in voor de dringend noodzakelijke vernieuwing van alle priesterlijke, diaconale en leidinggevende diensten, zodat deze levendige lokale gemeenten op geloofwaardige wijze in staat stellen tot solidaire inzet. Wij willen een kerk die hoop geeft, die dicht bij de mensen staat, die zich niet opsluit in XXL-parochies en die het algemeen welzijn als doel heeft.

Wij zetten ons in voor het beëindigen van de oorlogen overal ter wereld, voor mondiale rechtvaardigheid en het behoud van de levensvoorwaarden. Wij moedigen een nieuwe start aan van het in 1983 begonnen conciliaire proces „Gerechtigheid, Vrede en Behoud van de Schepping“, want de tot nu toe gemaakte tekortkomingen in het klimaat- en vredesbeleid maken consequent handelen noodzakelijker dan ooit.

Wij verwachten van de kerkelijke leiders dat zij zich intensief inzetten voor een betere samenwerking tussen het Vaticaan en de katholieke kerk in Duitsland, zodat de geïnstitueerde kerk in Duitsland niet nog meer aan relevantie verliest, maar haar bijdrage aan de mensen in ons land en binnen de wereldkerk kan blijven leveren.

Wij roepen alle mensen op, jong en oud, alleenstaanden, stellen, gescheidenen, queer mensen: „Heb moed, sta op!“ Zet je in, meng je in de discussie, kom op voor de uitgeslotenen, geef vorm aan de plaatselijke kerk en laat een frisse wind door het huis waaien! Voor een kerk zonder angst, een open huis waarin we diversiteit en verscheidenheid beleven en vieren.

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«¡Juntos por unas reformas más valientes!»

Declaración y llamamiento de los defensores católicos de la reforma con motivo de la Jornada de los Católicos de 2026 en Würzburg

En medio de los grandes retos y cambios radicales a los que se enfrentan nuestra Iglesia y nuestra sociedad, vivimos un punto de inflexión que exige reformas valientes en todos los ámbitos y a todos los niveles. Esto solo puede lograrse juntos y en solidaridad. Nosotros, los defensores de la reforma, nos dejamos guiar por la visión liberadora de Jesús, el amor a Dios y al prójimo, que nos llama a comprometernos de forma concreta con una Iglesia más justa y un mundo más justo.

Abogamos por una Iglesia que se tome muy en serio «la alegría y la esperanza, la tristeza y la angustia de los hombres de hoy, especialmente de los pobres y oprimidos de todo tipo» (decreto conciliar «Gaudium et spes») y que, en unión con toda la familia humana, haga que la llegada del Reino de Dios sea visible y tangible de forma concreta.

Nos comprometemos con una Iglesia que se tome en serio la participación y la democracia, que supere el clericalismo de una Iglesia de dos clases y que aspire a la igualdad de género. Esperamos de los obispos que apliquen de forma coherente y sin demora las decisiones del Camino Sinodal y del Sínodo Mundial de los Obispos. La sinodalidad es un importante modelo alternativo frente a los desarrollos políticos cada vez más totalitarios que se observan en todo el mundo.

Abogamos por una Iglesia que combata de una vez por todas las causas estructurales de la violencia sexual y psicológica, así como su encubrimiento, tal y como se ha fijado como objetivo el Camino Sinodal en Alemania desde 2019. Los textos aprobados (así como los no aprobados) señalan caminos para salir de la crisis fundamental de credibilidad y del gran retraso en materia de reformas que existe ya desde el final del Concilio Vaticano II y el Sínodo de Würzburg.

Abogamos por la renovación, tan urgentemente necesaria, de todos los servicios sacerdotales, diaconales y de dirección, para que estos capaciten de manera creíble a las comunidades locales vivas para el compromiso solidario. Queremos una Iglesia que dé esperanza, que esté cerca de las personas, que no se encierre en parroquias gigantescas y que tenga como objetivo el bien común.

Abogamos por el fin de las guerras en todo el mundo, por la justicia global y por la conservación de los recursos vitales. Proponemos un nuevo impulso al proceso conciliar «Justicia, paz y integridad de la creación», iniciado en 1983, ya que las omisiones hasta la fecha en materia de política climática y de paz hacen que una actuación coherente sea más necesaria que nunca.

Esperamos que los responsables eclesiásticos se comprometan firmemente a favor de una mejor colaboración entre el Vaticano y la Iglesia católica en Alemania, para que la Iglesia institucional en Alemania no pierda aún más importancia, sino que pueda seguir aportando su contribución a las personas de nuestro país y dentro de la Iglesia universal.

Hacemos un llamamiento a todas las personas, jóvenes y mayores, solteras, parejas, divorciadas, personas queer: «¡Tened valor, levantaos!». Comprometeos, participad en el debate, defendid a los marginados, colaborad en la configuración de la Iglesia local y dejad que sople aire fresco por la casa. Por una Iglesia sin miedo, una casa abierta en la que vivamos y celebremos la diversidad y la diferencia.

Traducción realizada con la versión gratuita del traductor DeepL.com

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«Juntos por reformas mais ousadas!»

Declaração e Apelo dos reformistas católicos por ocasião do Katholikentag 2026 em Würzburg

No meio dos grandes desafios e mudanças que a nossa Igreja e a nossa sociedade enfrentam, vivemos um momento decisivo que exige reformas corajosas em todas as áreas e a todos os níveis. Isto só pode acontecer em conjunto e com solidariedade. Nós, reformistas, somos motivados pela visão libertadora de Jesus, pelo amor a Deus e ao próximo, que nos exorta a empenharmo-nos concretamente por uma Igreja mais justa e um mundo mais justo.

Empenhamo-nos por uma Igreja que «tome a peito a alegria e a esperança, a tristeza e o medo das pessoas de hoje, em especial dos pobres e oprimidos de qualquer natureza» (decreto conciliar «Gaudium et spes») e que, em solidariedade com toda a família humana, torne a vinda do Reino de Deus concretamente visível e tangível.

Empenhamo-nos por uma Igreja que leve a sério a participação e a democracia, que supere o clericalismo de uma Igreja de duas classes e que aspire à igualdade entre todos os géneros. Esperamos que os bispos implementem de forma coerente e atempada as decisões do Caminho Sinodal e do Sínodo Mundial. A sinodalidade é um importante contra-modelo face aos desenvolvimentos políticos cada vez mais totalitários em todo o mundo.

Empenhamo-nos por uma Igreja que combata finalmente as causas estruturais da violência sexual e espiritual e o seu encobrimento, tal como o Caminho Sinodal na Alemanha se propôs a fazer desde 2019. Os textos aprovados (assim como os não aprovados) apontam caminhos para sair da crise fundamental de credibilidade e do grande atraso em matéria de reformas que persiste desde o fim do Concílio Vaticano II e do Sínodo de Würzburg.

Empenhamo-nos na renovação urgentemente necessária de todos os serviços sacerdotais, diaconais e de liderança, para que estes permitam às comunidades locais vivas um empenho solidário de forma credível. Queremos uma Igreja que dê esperança, que esteja próxima das pessoas, que não se isole em paróquias XXL e que tenha como objetivo o bem-estar comum.

Empenhamo-nos pelo fim das guerras em todo o mundo, pela justiça global e pela preservação das condições de vida. Encorajamos um novo impulso ao processo conciliar «Justiça, Paz e Preservação da Criação», iniciado em 1983, pois as falhas registadas até agora nas políticas climáticas e de paz tornam uma ação coerente mais necessária do que nunca.

Esperamos que os líderes eclesiásticos se empenhem intensamente numa melhor cooperação entre o Vaticano e a Igreja Católica na Alemanha, para que a Igreja institucionalizada na Alemanha não perca ainda mais relevância, mas possa continuar a dar o seu contributo para as pessoas no nosso país e no seio da Igreja universal.

Apelamos a todas as pessoas, jovens e idosos, solteiros, casais, divorciados, pessoas queer: «Tenham coragem, levantem-se!» Envolvam-se, participem no debate, defendam os excluídos, moldem a igreja local e deixem que uma lufada de ar fresco sopre pela casa! Por uma igreja sem medo, uma casa aberta onde vivamos e celebremos a diversidade e a variedade.

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Dichiarazione di EN-RE sulla situazione tra Israele e Palestina

A EN-RE, na sua conferência anual sobre a Internet, realizada no sábado, 16 de maio de 2026, chegou a acordo sobre o texto da seguinte dichiarazione:

La Rete europea “Chiesa per la libertà”* ritiene necessario che l’Unione Europea, in coerenza a coi propri valori di difesa dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale, assuma tutte le iniziative umanitarie, politiche, economiche e diplomatiche per esprimere la propria solidarietà al popolo palestinese privato della propria terra, manifestare la propria riprovazione nei confronti della politica attuata dal governo israeliano di estrema destra a Gaza e nella West Bank, interrompendo prima di tutto ogni intesa e fornitura militare a Tel Aviv, e sostenere le forze che in entrambi i popoli operano in favore di una soluzione giusta e condivisa del conflitto. E al proprio interno cessare ogni repressione nei confronti di chi manifesta pacificamente a favore della causa palestinese.

Noi europei non possiamo più

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Declaración de EN-RE acerca de la situación entre Israel y Palestina

EN-RE, en su conferencia anual en Internet celebrada el sábado 16 de mayo de 2026, acordó el texto de la siguiente declaración:

La Red Europea Iglesia por la Libertad* considera esencial que la Unión Europea, en consonancia con sus valores de defensa de los derechos humanos y respeto del Derecho internacional, emprenda todas las iniciativas humanitarias, políticas, económicas y diplomáticas necesarias para expresar su solidaridad con el pueblo palestino privado de su tierra, para manifestar su rechazo a las políticas del Gobierno de extrema derecha israelí en Gaza y Cisjordania, ante todo mediante la suspensión de todos los acuerdos y suministros militares a Tel Aviv, y para apoyar a las fuerzas de ambos países que trabajan por una solución justa y compartida al conflicto. Y dentro de la Unión, todos los gobiernos deben poner fin a toda represión contra quienes se manifiestan pacíficamente en apoyo de la causa palestina.

Los europeos ya no podemos hacer que

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Erklärung von EN-RE über die Lage zwischen Israel und Palästina

 

EN-RE hat auf seiner jährlichen Internetkonferenz am Samstag, dem 16. Mai 2026, den Wortlaut der folgenden Erklärung beschlossen:

Das Europäische Netzwerk „Kirche im Aufbruch“ hält es für unerlässlich, dass die Europäische Union - im Einklang mit ihren Werten der Verteidigung der Menschenrechte und der Achtung des Völkerrechts - alle humanitären, politischen, wirtschaftlichen und diplomatischen Initiativen ergreift, um die Solidarität Europas mit dem - seines Landes beraubten - palästinensischen Volk zum Ausdruck zu bringen.

Wir fordern die Europäische Union auf, ihre ablehnende Haltung gegenüber einer israelisch- rechtsextremen Regierung im Gazastreifen und im Westjordanland zu demonstrieren.

Dabei treten wir vor allem für die Aussetzung aller Abkommen sowie militärischer Lieferungen an Tel Aviv ein. In beiden Ländern sollten diejenigen Kräfte unterstützt werden, die sich für eine gerechte und gemeinsame Lösung des Konflikts einsetzen.

Darüber hinaus müssen alle europäischen Regierungen Repressionen gegenüber denjenigen einstellen, die friedlich für die palästinensische Sache demonstrieren.

Europa muss Israel wie jedes andere Land behandeln, wenn es gegen das Völkerrecht und die Menschenrechte verstößt. Kritik an der Politik der israelischen Regierung darf nicht länger mit Antisemitismus gleichgesetzt werden. Das Netzwerk verurteilt entschieden die Einführung der Todesstrafe in Israel. Ihre Anwendung ist in keiner Weise mit den Menschenrechten und mit europäischem Recht vereinbar. 

Besonders besorgniserregend ist der religiöse Fundamentalismus, der zunehmend zu einer tragenden Säule des Konflikts wird – sowohl im islamischen Radikalismus der Hamas als auch im biblischen Messianismus eines wachsenden Teils der israelischen Juden – und in einigen evangelikalen Gruppen. Das Europäische Netzwerk kann eine wörtliche Auslegung der Bibel oder des Koran nicht unterstützen.

In diesem Zusammenhang wird das Europäische Netzwerk alles in seiner Macht Stehende tun, um progressive jüdische Gruppen sowie Erfahrungen friedlicher Koexistenz zwischen Palästinensern/ palästinensischen Christen und Israelis, zu unterstützen. Insbesondere gilt dies für jene, die sich in Basisbewegungen zusammengeschlossen haben.

Und mit Blick auf die Zukunft: Während es selbstverständlich den beiden Völkern obliegt, zu entscheiden, welche Lösung den Konflikt beenden wird, stellen sich Fragen hinsichtlich der Wünschbarkeit und Durchführbarkeit der „Zwei-Staaten“-Lösung. Da diese aufgrund des Ausbaus der Siedlungen zunehmend unrealistisch wird und durch die Gefahr der Entstehung zweier ethnisch-religiöser Staaten untergraben wird, droht die Möglichkeit zu entfallen, einen einzigen säkularen und demokratischen Staat für Juden und Araber zu errichten.

16.05.2026

 

16.05.2026

EN-RE ist beim Europarat unter seinen offiziellen Namen in englischer und französischer Sprache akkreditiert: European Network Church on the Move und Réseau Européen Eglises et Libertés



EN-RE Statement on the Israel-Palestinian Conflict

EN-RE, at its annual internet Conference on Saturday May 16 2026, agreed on the wording of the following Statement:

The European Network "Church on the Move" believes it is essential for the European Union, in keeping with its values ​​of defending human rights and respecting international law, to undertake all humanitarian, political, economic and diplomatic initiatives to express its solidarity with the Palestinian people deprived of their land, to demonstrate its disapproval of the Israeli ultra-right government's policies in Gaza and the West Bank, first and foremost by interrupting all agreements and military supplies to Tel Aviv, and to support the forces within both countries working for a just and shared solution to the conflict. And within the Union, all governments must cease all repression against those who peacefully demonstrate in support of the Palestinian cause.

We Europeans can no longer

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Communiqué de l'EN-RE sur la situation d'Israel vis à vis Palestine

EN-RE, lors de sa conférence annuelle sur Internet qui s'est tenue le samedi 16 mai 2026, a approuvé le libellé de la déclaration suivante:

Le Réseau européen “Eglises et Libertés” estime qu’il est essentiel que l’Union européenne, en cohérence avec ses valeurs de défense des droits de l’homme et de respect du droit international, prenne toutes les initiatives humanitaires, politiques, économiques et diplomatiques nécessaires pour exprimer sa solidarité avec le peuple palestinien privé de ses terres, pour manifester son désaccord avec les politiques menées par le gouvernement d’extrême droite israélien à Gaza et en Cisjordanie, en commençant par suspendre tous les accords et les livraisons d’armement à Tel-Aviv, et pour soutenir les forces au sein des deux pays qui œuvrent pour une solution juste et consensuelle au conflit. Et au sein de l’Union, les gouvernements doivent mettre fin à toute répression contre ceux qui manifestent pacifiquement en faveur de la cause palestinienne.

Nous, Européens, ne pouvons plus

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Articles presented to celebrate the 20th anniversary of REDES CRISTIANAS on March 14 2026

The Coordination Group of Redes Cristianas proposed a competition for the 1st Redes Cristianas Prize for the best article (in Spanish) that "dares you to dream of the best way to collectively follow Jesus in the new society that is establishing itself in our midst." 

The article had to be fresh and not distributed anywhere but could be sent from anywhere in the world and have an extension of between 8,000 and 12,000 characters, including spaces.  The first prize had an award of €500 and a stay in a local grassroots christian community chosen by the winner. Two additional awards were scheduled for NGOs that promoted the aims and objectives of Redes Cristianas.  The jury consisted of the organizing committee of Redes Cristianas, counselled by four foremost Spanish catholic intellectuals, two women and two men.

 16 articles were presented by the deadline of 31st December 2025 and

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EN-RE Editorial 9 Spain April 2026 in 7 languages: The dangers of Sionism for World Peace

Disclaimer: The ideas expressed in Editorial 9 are the personal thoughts of Hugo Castelli without consultation to EN-RE and in no way express the opinions of EN-RE Members.

 

Haftungsausschluss: Die in Leitartikel 9 geäußerten Ansichten sind die persönlichen Gedanken von Hugo Castelli, die ohne Rücksprache mit EN-RE entstanden sind, und geben in keiner Weise die Meinung der EN-RE-Mitglieder wieder.

 

Aviso legal: Las ideas expresadas en el Editorial 9 son opiniones personales de Hugo Castelli, sin que se haya consultado a EN-RE, y en ningún caso reflejan las opiniones de los miembros de EN-RE.

 

Avertissement : Les idées exprimées dans l'éditorial n° 9 reflètent les opinions personnelles d'Hugo Castelli, qui n'a pas consulté EN-RE, et ne reflètent en aucun cas les opinions des membres d'EN-RE.

 

Avviso legale: Le opinioni espresse nell'Editoriale n. 9 sono il frutto delle riflessioni personali di Hugo Castelli, formulate senza aver consultato EN-RE, e non riflettono in alcun modo le opinioni dei membri di EN-RE.

 

Disclaimer: De standpunten die in Redactioneel artikel 9 worden verwoord, zijn de persoonlijke mening van Hugo Castelli en zijn niet in overleg met EN-RE tot stand gekomen; zij geven op geen enkele wijze de mening van de EN-RE-leden weer.

Aviso legal: As ideias expressas no Editorial 9 são reflexões pessoais de Hugo Castelli, sem consulta à EN-RE, e não refletem, de forma alguma, as opiniões dos membros da EN-RE.

The_dangers_of_Sionism_for_World_Peace

Les_dangers_du_Sionisme_pour_la_paix_mondiale

Die Gefahren des Zionismus für de Weltfrieden

Los peligros del sionismo para la paz mundial

De gevaren van het zionisme voor de wereldvrede

I pericoli del sionismo per la pace mondiale

        Os perigos de sionismo per a paz mundial